Archivio mensile:aprile 2014

Dear Camilla

(Premessa per chi non sia a conoscenza dei fatti: una nota conduttrice si occupa di un nuovo programma su un noto canale, il cui tema è: consigli sul vestirsi. Una formula innovativa, mai vista, pronta a scuotervi dai vostri divani. Il soggetto di questi consigli sono ragazze adolescenti cooptate con la forza nei centri commerciali di tutta Italia. Successivamente vengono picchiate dalla conduttrice, la quale dopo averle educate sul come conquistare il loro oggetto del desiderio, le ributta nel mondo reale. Finisce senza sapere se ci sia o meno un Happy Ending, con annesse canzoni Disney.)

Cara Camilla.

Ti ammiro. No sul serio, ti stai prendendo una bella grana. Lo spirito titanico, il volersi lanciare a cento kilometri all’ora contro il muro di gomma del nostro tempo, insomma, non sono cose comuni alla massa. Stai scatenando un bel tifone! Giornalisti, Siti Internet, la conduttrice stessa, sono tutti infoiati a darti notizia, a voler scatenare un dibattito. Che grana che ti sei presa! Sfrutta bene questi 5 minuti che ti rimangono.

Devo dirtelo però. Il tuo modo non mi piace molto. E non penso neanche che tu te la stia prendendo con le persone giuste. Tutti quelli che ti contestano nelle loro critiche spiccano più che altro per il benaltrismo (ci sono altri problemi, come puoi dire questo mentre in Africa la gente muore e via dicendo). Io invece voglio proprio colpire il nucleo del tuo messaggio.

Ti scagli contro questo programma, e per il messaggio che tu pensi che porti, ne vorresti la chiusura.

Camilla, ma sei proprio sicura che sia il programma in sé per sé da additare? Il problema è quel 3% di share che prende? Siamo davvero certi tutti noi che abbiamo firmato la tua petizione che la sua eliminazione cambierebbe qualcosa, alla fine?

Spegniamo tutti per un attimo la televisione. Stacchiamoci da Internet e dall’annesso e connesso. Sono solo mezzi, amplificatori di un messaggio di base. Passiamo un attimo di tempo fra i nostri coetanei, noi firmatari. Parliamoci. Eh sì, ci sono dei modelli a cui dovremmo adeguarci, ci sono vestiti da indossare, chili da pesare, persone da ammirare e via dicendo. Anche togliendo qualunque mezzo di rafforzamento del messaggio, oramai fa parte di noi.

Insomma, siamo proprio certi che la ragazza non era minimamente conscia del fatto che sì, la conduttrice le avrebbe detto che sbaglia tutto? Pensava davvero che le avrebbe chiesto di ascoltare assieme a lei il disco dei Tokio Hotel? Perchè proprio questo programma, Camilla? Perchè proprio questo programma, oltre trentamila firmatari? Cosa ha di diverso da ciò che quotidianamente ci propone il circo mediatico?

Giornali che ti danno spazi, quando pubblicano i servizi di moda. Insomma, gli stessi giornali che spesso e volentieri scrivono panzanate, ora ti vogliono semplicemente usare come una contendente in un dibattito che, francamente, non vedo.

Come puoi dibattere con il sistema, come puoi anche solo pensare che esso ti dia una risposta sensata o che almeno prenda coscienza del fatto che esso modifica la realtà a suo piacimento, stabilendo dei canoni a cui tutti possono aspirare e solo chi la natura ha gratificato può raggiungere.

Non è chiudere un programma che cambia le cose. E tu, che studi scienze dell’educazione, dovresti saperlo più di noi tutti. Non è una imposizione dall’alto, non è nemmeno un diktat che modifica la cultura in cui viviamo. È una lotta impari quella che stai sostenendo in queste ore.

Camilla, vuoi cambiare veramente qualcosa? Chiedi parola a questi giornali che parlano di te. Questa tua denuncia sociale deve essere un punto di partenza. Dai, lo sappiamo entrambi che si parla di fiducia in se stessi alla fine. Con questo non dico che si debba tutti essere dei palloni rotolanti perchè siamo pigri, o che non ci si debba lavare o peggio giudico chi segue la moda e ci spende anche un sacco di soldi.

Voglio solo dire che tutte queste torture a cui la nostra società giorno per giorno si sottopone dovrebbero, almeno, avere come fine ultimo la fiducia in se stessi. Mi sembra che ce l’ abbia, Camilla. E allora cerca di rendere più gente possibile partecipe della suddetta, perchè solo questa in ultimo potrà cambiare le cose, non di certo la chiusura di un programma.

 

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Il tuo villain

Una volta leggevo moltissimo. Tre, quattro libri al mese. Poi arriva l’università e mi tira una fortissima testata, così divento scemo e inizio a leggere di meno. Io i fumetti li ho sempre corteggiati dagli espositori delle edicole. Non li ho mai presi perchè mi sarei sentito un po’ scemo. Così la mia salvatrice mi regala i primi cinque numeri di Capitan America. Dio, salvatrice in tanti ambiti, qui mi ha dannato. Inizia la mia discesa nel mondo della nona arte, tra Batman e Spiderman, Iron Man, Thor e lanterne varie. Il topos più ricorrente, sotto diverse forme, è l’eterna antitesi fra il supereroe e la sua antitesi, l’arcinemico, il villain. Per carità, a parte qualche arco la maggior parte si discostano dalla semplice dicotomia bene-male, giusto-sbagliato. Ironicamente trovo molta più criticità verso il sistema America nei comics che nelle fiction italiane. Togliendo il messaggio dello scrittore, le dinamiche dello scontro, le illustrazioni, insomma, arrivando al nucleo della questione si trovano spesso due soggetti con lo stesso obbiettivo, ma con un modo opposto di raggiungerlo. In una saga, Civil War (di cui consiglio la lettura a tutti), troviamo contrapposti due personaggi chiave del mondo Marvel: Iron Man e Capitan America. Per amor di brevità, la questione si riduce alla seguente: un evento sconvolgente spezza l’opinione pubblica sulla legalità o meno dell’identità segreta dei supereroi. L’uomo di ferro si schiera a favore di una legge che “regolamenti” questa questione, il Capitano invece ritiene sia una legge fascista. Stesso obiettivo: la salvezza dei cittadini. Metodi diversi, motivi dissimili, stesso fine ultimo. Bene, tutto questo panegirico per presentarmi: io sono il tuo arcinemico, il tuo villain. Quando si parla di politica con me non mi limito a farti capire cosa sbagli, ti innervosisco perchè sono il tuo esatto opposto. Non credo nelle ideologie. Non credo nel post-ideologico. Mi danno fastidio tutti, e prima di fare una opinione mia sono disposto ad affermare l’esatto opposto fino al secondo prima. Mi arrogo il diritto di cambiare idea, mi arrocco sulla mia fortezza e sparo senza farmi problemi. Non sono politically correct, non sono ottimista e sopratutto sono disposto ad accettare compromessi. Sì, i compromessi, li accetto senza sentirmi in colpa. Già, per me il fine giustifica i mezzi. E no, non mi faccio problemi a dirti in faccia che stai dicendo una gran stupidaggine. Insomma, magari ci impiego un attimo, ma dai miei lineamenti si capisce subito come la penso. Se parli con me e ti chiedi “ma lo pensa davvero?” la risposta è no. Il mio sguardo parla per me. Insomma, spero di riuscire a farvi incazzare, a darvi fastidio e a farvi mettere in dubbio tutto ciò in cui credete. O se non sarò così bravo, semplicemente a darvi fastidio.

Luca Nobili

La nostalgia non è più come una volta

Il mondo va troppo veloce, te lo dico io. Qui non si capisce più da che parte stiamo andando. Ma dico, ti ricordi di com’era bello ricordare i bei tempi andati, una volta?

Oggigiorno è tutto un revival, una rimembranza; vai su Facebook, su un forum e vedi cose come “solo i figli degli anni ‘90 lo capiranno”, “condividi se ti ricordi di X”. Scrivi un commento su qualcosa tipico del passato e in pochi secondi milioni di utenti da tutto il mondo si uniscono a te nell’atto nostalgico, senza che ti alzi dalla poltrona. Certo, è comodo, ma dov’è l’unicità dell’esperienza, la profonda connessione che senti con una persona?

Mi ricordo quest’episodio, erano i primi anni 2000, mi ero seduto sul muretto della parrocchia col mio amico Gino e avevamo iniziato a parlare di come fosse bello, negli anni ‘90, ricordarci di quanto si stesse bene negli anni ‘80 (sicuramente erano meglio gli anni ‘70 ma non eravamo ancora nati). Indossammo indossato i nostri occhiali con le lenti rosa, aprimmo un album fotografico e guardammo quelle foto del Tamagotchi e di Alex Britti in versione periodo rosa di Picasso, parlando di come la nostra generazione non fosse rammollita dalle diavolerie moderne e di come potessimo correre in mezzo al fango e ricevere qualche cinghiata dalla parte della fibbia perché avevamo lasciato le impronte per mezza casa. Insomma, era quella un’educazione!

Rievocammo il nostro glorioso passato, quell’età aurea che ormai non ne fanno più, e mi scese una lacrimuccia a pensare a tutte quelle volte che avevo pensato a quand’ero bambino, senza responsabilità e pieno di energie.

E poi, diciamocelo, le nuove generazioni non sanno più come ci si diverte, me lo diceva anche mio padre parlando della nostra, ai suoi tempi era tutto più genuino, non c’erano zingari romeni che rubavano il rame e se pure ci fossero stati, due calci in culo e vedi che rigavano dritto, adesso è tutto un magna-magna che una volta almeno si rubava con discrezione.

Cioè, davvero, ma quanto era bello guardare i cartoni che davano al sabato mattina e vedere che facevano schifo rispetto ai classici dell’animazione?

E il militare, ne vogliamo parlare? Che ora non c’è più, ma almeno quando ho fatto la leva io ci si poteva lamentare di come non lasciassero più fare gli scherzi in camerata, che una volta quando il ragioniere era a naja gli hanno infilato la testa nel cesso e hanno tirato l’acqua così a lungo che quello ha perso i sensi e hanno dovuto fargli la respirazione senza marcare visita che se no erano tutti consegnati. Ma poi tutti amici come prima eh? In licenza gli hanno offerto uno spritz e quanto si è divertito, una volta gli hanno pure fatto sparare! Ma già quando ho fatto il servizio io le cose non erano più come una volta.

Al giorno d’oggi, nulla di tutto ciò è possibile, anche la nostalgia è efficiente e asettica: se abbastanza persone lo richiedono, ritorna il Winner Taco; nostalgici degli anni ‘30 li scimmiottano invece di limitarsi a ricordarli con tenerezza e nessuno dice niente; la televisione è tutta una retrospettiva dei programmi di una volta; schiaccio un pulsante e chiunque può parlarmi di come si stesse meglio quando si stava peggio.

Ma abbiamo perso l’anima riportando in vita il passato? Come posso andare avanti, in questo presente di merda, se mi rubano un irraggiungibile tempo che fu a cui mi possa aggrappare, come il gatto che scivola lungo la tenda su cui si è arrampicato?

Andrea Belluati

A Sentimental Journey

Questa illustrazione mi è stata chiesta come copertina del post di Fiorenza “A Sentimental Journey”.

Appena letto, ho subito pensato che fosse un testo ricco di immagini. Mi piaceva molto l’immagine del treno. Mi sono messa subito al lavoro. Non è stato semplice trovare un’idea che potesse esprimere immediatamente la sensazione che il pezzo ti dà. Ho fatto varie prove: alcune troppo descrittive, altre poco evocative, altre ancora insipide. Non ne venivo a capo. Ho provato poi a portare avanti un’idea, che non mi entusiasmava ma che mi pareva fosse quella più azzeccata rispetto alle altre. Così l’ho disegnata in modo definitivo, scannerizzata e ho cominciato a colorarla su Photoshop, ma niente, continuava a non convincermi. Poi, d’un tratto, mi è venuta in mente l’immagine che poi ho realizzato. Un flash. Ed eccola qua.

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Come per l’illustrazione sulla felicità, ho fatto prima il disegno a matita (stavolta su foglio bianco perché sapevo bene cosa fare) che poi ho colorato digitalmente, cercando di tenere visibile il tratto a matita.

Giorgia Faga

EurHope

Questa immagine l’ho realizzata parecchio tempo fa per un concorso d’illustrazione. Il concorso si chiamava “EurHope”: il bando richiedeva di realizzare tre illustrazioni che esprimessero la propria idea sull’Europa, il suo futuro, con speranze e paure. Questa sicuramente è tra le tre l’immagine più riuscita.

L’illustrazione originale è senza il simbolo dell’euro. Questa illustrazione è realizzata interamente ad acrilico, tecnica che fino ad ora ho sempre utilizzato in quasi tutte le mie immagini, perché mi permetteva di avere un tratto più materico e più presente all’interno dell’illustrazione.

Ho usato il colore a strati: partendo dal colore più scuro, si vanno ad ottenere luci e conseguentemente le forme grazie alla sovrapposizione di colori più chiari ad ogni strato, ottenendo così un contrasto evidente. Se si vuole ottenere un risultato così materico è necessario lavorare a strati perché l’acrilico è generalmente piuttosto trasparente e, non facendo più strati e più stesure, si rischierebbe di ottenere una colorazione poco omogenea e disordinata (a meno che non sia l’effetto che si desidera).

Giorgia Faga

Una storia sbagliata

Un uomo e una donna,  due borghesi affamigliati in coppie diverse,  rischiarono di rivelare la loro relazione illegittima a fronte di un concepimento inatteso.  La  fascia che strinse il ventre della donna e il parto nascosto furono strazianti come l’abbandono imposto al neonato.

La direttrice dell’istituto per orfani, signorina Tatcher, era solita brandire una bacchetta di salice che schioccava sul piccolo pugno dell’ospite della soffitta.  Maggiori le punizioni, maggiore era l’impegno nel causare disagio ai suoi fratelli acquisiti e a chiunque visitasse il centro.

Visite assai rare per tutti e specialmente per lui, che stava a cuore solo a un suo lontano zio salumiere, chiamato in paese “mortadella”, il quale si sforzava sempre di giustificare il nipote agli occhi degli altri paesani.

L’unico altro moccioso con cui si racconta andasse d’accordo era una bambina di nome Germana; sarà per innamoramento o per altre ragioni, ma quello che rubava dagli offertori  lo spendeva in orecchini di plastica per lei, che ricambiava applaudendo alle sue malefatte e scambiando marmellata di pesche sotto il noce.

Qualche bambino veniva adottato, ma il tempo passava e la sorte non sorrise mai a quello che era ormai un giovinotto, già troppo incline al mestiere di brigante e al peccato carnale.

Fu così che una notte rubò il cuore a una fanciulla dagli occhi neri e la sottrasse dalla podestà del padre giurista, coprendolo di vergogna. Il loro amore fu tutto una fuga finch’ella non cadde in un fiume.

L’unica fortuna del ragazzo fu quella grande quantità d’oro che un giorno si ritrovò nella sua catapecchia senza sapere come, forse lasciata da un suo parente preso dai rimorsi. L’oro, per quanto ce ne fosse, non sarebbe bastato poi per molto visto quello che i commercianti e gli artigiani del paese cominciarono a mettere in atto. Tutti i cristiani provarono risentimento per il destino della fanciulla sepolta dalle acque e persino il parroco durante la messa lo accusò di nascondere le volontà del maligno. Da quel giorno, “il giorno del cambio”, ogni bene o merce che il giovane cercò di acquistare, costò il doppio del prezzo stabilito dalla legge, con il beneplacito delle autorità.

Presto in quel Paese si scordarono del destino del ragazzo, ma quelli che si erano esercitati nel facile ricatto non poterono più rinunciarvi e presero come vittime anche gli altri cittadini. Sempre con il beneplacito delle autorità.

Ancora oggi se chiedete agli italiani cosa rovinò i commerci vi risponderanno “ le tante truffe di Euro”, ma qualche altro vegliardo come me ha ancora memoria per ricordare che Euro rubava tacchini e agrumi di stagione mentre il Paese brulicava di ben più celebri briganti, che mai udirono la parola esilio ma solo e sempre solidarietà.

 

Valadrego Uci ,  illustrazione di Giorgia Faga

 

 

Una riforma al mese

È il momento di riforme. Nell’aria c’è vento di cambiamenti, di rivoluzioni, di veri e propri sconvolgimenti epocali.

Seguendo lo Zeitgeist, molti legislatori sentono il bisogno di riformare la società verso un modello più moderno, più al passo con i tempi; peccato che si sia in una democrazia e quindi si debba considerare un certo blocco elettorale, molto influente e sostanzioso, composto da elettori la cui massima aspirazione è farsi gli affari altrui.

Ciò non ha scoraggiato i nostri riformatori che, esperti nell’arte del compromesso (l’arte di scontentare tutti facendo in modo che una delle parti non si accorga dell’inculata), hanno ideato un pacchetto di riforme che potrà essere apprezzato trasversalmente dai vari schieramenti che rappresentano il popolo di santi, poeti e navigatori.

Matrimonio omosessuale

Svolta storica: è riconosciuto il matrimonio fra persone dello stesso sesso, ma non potranno divorziare.

Adozioni da parte di omosessuali

Coppie omosessuali potranno adottare bambini, purché omosessuali anch’essi. Sarà la magistratura, caso per caso, a decidere l’orientamento sessuale dei minori.

Eutanasia

Eutanasia liberamente richiedibile, che il medico dovrà effettuare tramite roulette russa insieme al paziente.

 Aborto

L’aborto diventa libero ma solo retroattivo: la madre ha tempo fino all’esame di maturità per richiedere l’intervento del ginecologo o di una signora anziana con un ferro da calza.

Droghe leggere

Legalizzazione delle droghe leggere per i maschi bianchi ed eterosessuali.

Droghe pesanti

La definizione di droga leggera o pesante sarà raffinata in seguito all’asta di Stato in cui si chiederà alle organizzazioni filantropiche radicate sul suolo italiano di dividersi i monopoli di varie sostanze. Le droghe che saranno assegnate a Sacra Corona Unita, briganti lucani e mafia albanese saranno quelle leggere. Pene immutate per detenzione e consumo di droghe pesanti.

Pena di morte

Ritorno della pena di morte nel codice penale, che il giudice comminerà in base ai risultati del televoto. In alternativa commutabile a 20 anni di pubblico delle trasmissioni di Barbara D’Urso.

Zingari

Amnistia plenaria a individui di etnia Rom o Sinti esercenti di attività criminose, a patto che agiscano indossando una tuta mimetica per l’ambiente urbano. Incentivi alla comunità che accetterà di essere vittima del pogrom annuale.

Crocifisso nei luoghi pubblici

Dietro richiesta del personale o dei genitori (per le scuole), sarà possibile appendere ogni simbolo religioso nei luoghi pubblici, purché a un livello inferiore a quello del chiodo del crocifisso.

Prostituzione

Riconoscimento della prostituzione come professione e sua regolamentazione; i rapporti dovranno essere a fine procreativo.

Quote rosa

Almeno il 50% delle donne assunte dovranno stappare chinotti ai propri superiori. Esenzione se ritenute troppo cozze.

Cittadinanza

Cittadinanza automatica a immigrati che affogano nelle acque territoriali italiane. Verranno date loro le carte d’identità e i passaporti di traditori italiani che lavorano all’estero.

Cittadinanza (2)

Proposta alternativa, che prevede la cessione di Lampedusa alla Tunisia o a Malta.

Comitati scientifici

Saranno vincolanti i sondaggi online su nuove ipotesi scientifiche.

8×1000

Solo tre le confessioni a cui sarà possibile destinarlo: Chiesa Cattolica, Juventus FC, Apple Inc.

Corruzione, evasione fiscale e altri reati.

Per ultimo, il capolavoro di mediazione politica, dell’On. Gaspare Cerchiobotti: inasprimento delle pene (fino a 30 anni di call center di Remail, quella pubblicità delle vasche con i due che urlano come aquile o fino a 10 anni cazziati da Travaglio) ma solo se le FdO riusciranno a catturare il reo prima che entri in una qualsiasi sala scommesse e urli “liberi tutti!”.

 Andrea Belluati