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Una riforma al mese

È il momento di riforme. Nell’aria c’è vento di cambiamenti, di rivoluzioni, di veri e propri sconvolgimenti epocali.

Seguendo lo Zeitgeist, molti legislatori sentono il bisogno di riformare la società verso un modello più moderno, più al passo con i tempi; peccato che si sia in una democrazia e quindi si debba considerare un certo blocco elettorale, molto influente e sostanzioso, composto da elettori la cui massima aspirazione è farsi gli affari altrui.

Ciò non ha scoraggiato i nostri riformatori che, esperti nell’arte del compromesso (l’arte di scontentare tutti facendo in modo che una delle parti non si accorga dell’inculata), hanno ideato un pacchetto di riforme che potrà essere apprezzato trasversalmente dai vari schieramenti che rappresentano il popolo di santi, poeti e navigatori.

Matrimonio omosessuale

Svolta storica: è riconosciuto il matrimonio fra persone dello stesso sesso, ma non potranno divorziare.

Adozioni da parte di omosessuali

Coppie omosessuali potranno adottare bambini, purché omosessuali anch’essi. Sarà la magistratura, caso per caso, a decidere l’orientamento sessuale dei minori.

Eutanasia

Eutanasia liberamente richiedibile, che il medico dovrà effettuare tramite roulette russa insieme al paziente.

 Aborto

L’aborto diventa libero ma solo retroattivo: la madre ha tempo fino all’esame di maturità per richiedere l’intervento del ginecologo o di una signora anziana con un ferro da calza.

Droghe leggere

Legalizzazione delle droghe leggere per i maschi bianchi ed eterosessuali.

Droghe pesanti

La definizione di droga leggera o pesante sarà raffinata in seguito all’asta di Stato in cui si chiederà alle organizzazioni filantropiche radicate sul suolo italiano di dividersi i monopoli di varie sostanze. Le droghe che saranno assegnate a Sacra Corona Unita, briganti lucani e mafia albanese saranno quelle leggere. Pene immutate per detenzione e consumo di droghe pesanti.

Pena di morte

Ritorno della pena di morte nel codice penale, che il giudice comminerà in base ai risultati del televoto. In alternativa commutabile a 20 anni di pubblico delle trasmissioni di Barbara D’Urso.

Zingari

Amnistia plenaria a individui di etnia Rom o Sinti esercenti di attività criminose, a patto che agiscano indossando una tuta mimetica per l’ambiente urbano. Incentivi alla comunità che accetterà di essere vittima del pogrom annuale.

Crocifisso nei luoghi pubblici

Dietro richiesta del personale o dei genitori (per le scuole), sarà possibile appendere ogni simbolo religioso nei luoghi pubblici, purché a un livello inferiore a quello del chiodo del crocifisso.

Prostituzione

Riconoscimento della prostituzione come professione e sua regolamentazione; i rapporti dovranno essere a fine procreativo.

Quote rosa

Almeno il 50% delle donne assunte dovranno stappare chinotti ai propri superiori. Esenzione se ritenute troppo cozze.

Cittadinanza

Cittadinanza automatica a immigrati che affogano nelle acque territoriali italiane. Verranno date loro le carte d’identità e i passaporti di traditori italiani che lavorano all’estero.

Cittadinanza (2)

Proposta alternativa, che prevede la cessione di Lampedusa alla Tunisia o a Malta.

Comitati scientifici

Saranno vincolanti i sondaggi online su nuove ipotesi scientifiche.

8×1000

Solo tre le confessioni a cui sarà possibile destinarlo: Chiesa Cattolica, Juventus FC, Apple Inc.

Corruzione, evasione fiscale e altri reati.

Per ultimo, il capolavoro di mediazione politica, dell’On. Gaspare Cerchiobotti: inasprimento delle pene (fino a 30 anni di call center di Remail, quella pubblicità delle vasche con i due che urlano come aquile o fino a 10 anni cazziati da Travaglio) ma solo se le FdO riusciranno a catturare il reo prima che entri in una qualsiasi sala scommesse e urli “liberi tutti!”.

 Andrea Belluati

Una riforma che non serve

Al momento, il quadro relativo alla legge elettorale è il seguente. La proposta di legge avanzata dal Pd, che ha incontrato il favore di Forza Italia, riguarderà solo l’elezione della Camera. La legge elettorale per il Senato, invece, non sarà modificata, perché si aspetta che venga approvata una legge di revisione costituzionale che “abolisca” il Senato. Più precisamente, si aspetta che venga discussa e approvata una legge costituzionale che modifichi il sistema di elezione del Senato: non più 315 senatori eletti dal popolo, ma un Senato composto dei sindaci dei comuni capoluogo di Provincia, e di cittadini di particolare fama e competenza nominati dal Capo dello Stato (come oggi avviene per i Senatori a vita). Ebbene, tutta l’operazione è fortemente discutibile e, per certi aspetti, grave sotto il profilo costituzionale: questo giudizio vale per la recente decisione di discutere e approvare la legge elettorale solo per la Camera, ma anche – per certi versi – per il progetto stesso di riforma del Senato. Il problema, qui, non è tanto il merito delle proposte, quanto l’idea che si ha della Costituzione. La quale, in teoria, è la norma giuridica più importante del nostro ordinamento, è la norma con la quale nessuna legge può contrastare, ed è anche – ma questo è un giudizio politico – la norma in cui si riconosce tutta la comunità di persone che si riconoscono nei valori della Repubblica nata dalla Resistenza. La Costituzione è, ovviamente, modificabile: lo prevede la Costituzione stessa. Ma se si procede a modificarla senza che ci sia una necessità oggettiva e concreta, se la si modifica perché – semplicemente – la maggioranza del Parlamento ha intenzione di modificarla, sorge un problema: a prescindere che la modifica sia o meno condivisibile. Sorge un problema che è soprattutto politico, e in minima parte giuridico: se la Costituzione può essere modificata a piacimento, senza una necessità, allora la Costituzione assume politicamente la stessa rilevanza che può avere una legge ordinaria. Che è appunto modificabile a piacimento, anche se con una procedura più semplice e più breve rispetto alla Costituzione, la cui modifica richiede due votazioni per ciascuna Camera, con un intervallo di almeno tre mesi tra una votazione e l’altra. La riforma del Senato è una modifica di cui, sostanzialmente, non si avverte la necessità; si avverte semmai la necessità di riformare la Costituzione in materia di procedimento di esame e approvazione delle leggi, e in materia di rapporto di fiducia fra Parlamento e Governo. È vero che l’Italia è l’unica nazione d’Occidente, assieme alla Polonia, ad avere due Camere con identiche funzioni. In nessun’altra nazione il Governo ha bisogno della fiducia di entrambe le Camere e in diverse nazioni – Francia, Germania, Olanda, Austria – i membri di una delle due Camere non sono nemmeno eletti dal popolo. È altrettanto vero, però, che il fatto di avere due Camere con uguali funzioni non porta nessun problema concreto. L’unica, vera, complicazione data dal bicameralismo consiste in un procedimento legislativo lungo: ogni proposta di legge richiede l’assenso di entrambe le Camere, e non è approvata finché le due Camere non producono un testo identico. Si potrebbe dire che in Italia il problema non sono certo le troppe poche leggi, anzi il contrario. Ma il vero elemento da ricordare è che tutti i grandi Paesi occidentali hanno due Camere, e soprattutto che in tutti questi Paesi le due Camere partecipano all’esame e all’approvazione della legge. Il problema, dunque, non è che ci siano due Camere, o che il Senato sia eletto dal popolo – può tranquillamente continuare ad esserlo! – ma che, nei grandi Paesi occidentali, la Costituzione prevede un iter di esame e approvazione della legge secondo il quale una delle due Camere ha l’ultima parola. L’altra differenza è che negli altri Paesi una sola delle due Camere vota la fiducia al Governo. Ma anche questo, in realtà, non è necessario. È infatti sufficiente introdurre meccanismi che rafforzino il Governo rispetto al Parlamento. Spagna e Germania ad esempio prevedono la “sfiducia costruttiva”: una volta nominato il Governo, questo non può essere sfiduciato, se il Parlamento non indica un successore. In sostanza, la riforma del Senato non è necessaria, e costituirebbe un precedente per certi versi pericoloso sul piano politico, autorizzando la revisione della Costituzione in assenza di una necessità. L’unica vera, possibile ragione per riformare il Senato dipende, appunto, dalla legge elettorale. Poiché il Senato ha una base elettorale diversa dalla Camera, c’è il rischio – teorico – che si formino maggioranze diverse fra le due Camere, e che non sia possibile, per il Governo, avere la fiducia di entrambe. In realtà questo rischio esiste solo se la legge elettorale prevede il “premio di maggioranza”, per cui il partito o la coalizione che ottiene anche solo un voto in più degli altri ha la maggioranza assoluta. Si creerebbero così diverse maggioranze fra Senato e Camera. Storicamente, solo una volta, nel 2006, Senato e Camera hanno visto la vittoria di due diverse coalizioni: sinistra alla Camera, destra al Senato. A ben vedere, però, non si può parlare di “diverso risultato”: entrambe le coalizioni hanno vinto per pochissimi voti. Di fatto, sia la Camera sia il Senato hanno visto un “pareggio”. Solo il meccanismo del premio di maggioranza ha portato ad avere maggioranze diverse. Ma proprio per questo si tratta di un meccanismo irragionevole, tale da trasformare un pareggio in una vittoria per una parte o per un’altra. Ad ogni modo, non è questo il problema. Questo è un caso in cui l’applicazione della legge, rispetto alla Costituzione, può creare difficoltà. Ma se la Costituzione, per definizione, è la norma principale, con cui nessuna legge può contrastare, dovrebbe conseguirne che, in caso di contrasto fra legge e la Costituzione, deve essere cambiata la legge. In questo caso, invece, si modifica la Costituzione per potere applicare una legge ordinaria. Questo significa che la Costituzione viene messa sullo stesso piano di una legge, e addirittura viene subordinata ad essa. Sul piano giuridico – si ripete – la modifica della Costituzione è consentita; l’unica revisione vietata è quella della forma repubblicana. Ma sul piano politico, e per certi versi su quello logico, resta che viene messo in dubbio il significato giuridico della Costituzione rispetto a tutte le altre leggi. Esiste un precedente: la modifica dell’art. 51 della Costituzione, per consentire l’approvazione di una legge elettorale che garantisse le pari opportunità fra uomo e donna. Con la differenza che, in quell’occasione, venivano promosse le pari opportunità, in diretta applicazione dell’art. 3 della Costituzione e del principio di uguaglianza. In questo caso, invece, non viene promosso alcun valore costituzionale. C’è solo la voglia di “agire”. Senza che siano considerate le conseguenze dell’azione

Nicola Dessì

 Zigza-dì

Governo RenziEcco a voi la squadra ministri del nuovo governo Renzi. Subito si nota, considerato Ranma una donna, come ci sia quasi la parità tra i sessi. Il premier:”Sul piano economico vi sono figure di esperienza e astuzia che sapranno difendere le nostre esigenze al cospetto dell’Europa. Sulle vicende giudiziare il ruolo di Atena è di piena garanzia. La sicurezza dello stato è garantita dalla cometa rossa Char e dai neurotrasmettitori impazziti inviati dal ministero dell’interno. In tivù dalle ore 14 alle 17 seguite le riforme sociali e del lavoro; conduce Barbara D’urso ospite il ministo della cutura voluto dal popolo Andrea Diprè.Nella scelta dei ministri di sanità e istruzioni si è rimasti nel solco della tradizione : smantellare per far divorziare e poi ri-innamorare per far rifare in grande. Direttamente dall’Ilva                                                          di Taranto il nuovo ministro dell’ambiente Mr Burns. Sarà                                                            tosta ma ce la faremo, qualcuno ha visto Carmen                                                                          Sandiego?”