Dovere di cronaca

Oggi sentiamo il bisogno di fare del buon giornalismo e darvi una notizia fresca col solo scopo di informare. Ci asteniamo da qualunque commento e incitamento alla violenza. Ci uniamo alla paura e al coro di sdegno che ha accompagnato la vicenda. Siamo impauriti di una società così incivile. Condanniamo i mandanti e invitiamo la politica a fermare questo delirio. SIAMO UMANI e  infatti non era  giusto godere come dei ricci senza condividere la gioia con voi. qualcuno HA BRUCIATO la macchina di FRANCESCO SOLE. La notizia ci viene direttamente dai social sui quali il ragazzo si è fatto strada:

“Ciao, mi chiamo Francesco Sole, e ora vi racconterò una storia, una storia un po’ diversa dal solito, che oggi non entra in un post-it:”

Vi riportiamo un estratto della confessione del ragazzo su come la sua vita non sia solo rose e messaggini in chat. Vi avvertiamo: alcuni di voi potrebbero squirtare liquidi che solo l’invidia mista a senso di giustizia può produrre.

“Ho accettato di essere il bersaglio di molte frecce avvelenate.
Ho accettato il fatto di essere chiamato “raccomandato”.
Ho accettato che chi non mi conosce dica falsità sul mio conto.
Ho accettato di sorridere e offrire da bere ai ragazzi che in coro mi gridano “coglione” o “scemo” ogni volta che vado in discoteca.
Ho accettato di leggere ogni giorno su internet “minacce di morte” o leggere chi per “divertirsi” mi augura le peggiori malattie.
Ho accettato il fatto che a mia sorella abbiano tirato le uova più volte all’uscita da scuola e che spesso venga presa in giro per “colpa” mia.
Ho accettato il fatto di sentire mia madre piangere al telefono quando riceve per posta lettere minatorie indirizzate a me.
Ho accettato di vedere sotto casa striscioni sul muro con scritto “muori”.
Ho accettato di dover fare, almeno una volta al mese, “denunce ad ignoti” per atti di vandalismo alla mia macchina.
E ho accettato che su internet facciano dei “movimenti sociali” con pagine facebook deliranti per “distruggere Francesco Sole”.
Che mi si odi, perfino.
Ho accettato che a questa brutta parte della mia vita assista anche mio Padre.”

Vabbè insomma poi le altre due pagine di sfogo sono cazzate e anche fossero rilevanti per il messaggio di condanna che il giovine voleva darci, siamo peggio de “Il Giornale” quindi le saltiamo.

E’ naturale che con i tanti piromani in giro per strada l’evento può essere stato casuale. Un mio amico di Torino mi dice che sotto casa sua i barboni fanno spesso falò di auto per attirare le prostitute e cuocere quei cosi dei film americani. Tra l’altro la bmw da 30mila euri della giovane star fa una bella fiammella mi dicono.

Una brutta pagina della Repubblica Italiana; difficile trovare un precedente dato che il trash adolescenziale è un genere piuttosto nuovo e mai un idiota di tale calibro aveva avuto tanta visibilità.

Valadrego Uci

#JesuisCharlie


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#JesuisCharlie è l’hastag che ormai da ore gli utenti dei social network utilizzano per lasciare un ultimo messaggio alle vittime dell’attentato di questa mattina alla rivista satirica Charlie Hebdo a Parigi.
Charlie Hebdo è un settimanale satirico francese fondato negli anni ’70 che già nel novembre del 2011 fu bersaglio di un attacco, dopo l’annuncio, a nostro avviso GENIALE, di aver nominato simbolicamente il gran capo Maometto direttore del numero successivo della rivista. A questo gesto di pace da parte della redazione di Charlie, il “fan club” di Maometto ha risposto con il lancio di bombe molotov, temendo che nello scarso sistema di poste francesi ,una semplice lettera di indignazione avrebbe rischiato di andare perduta.

La sede del giornale si trova in Rue Nicolas Appert, nell’undicesimo arrondissement, poco a nord di Place des Vosges e di Bastille.
Come ogni mercoledì alle ore 10 si tiene una riunione di redazione, 2 o 3 uomini in nero (non neri di carnagione, ma vestiti di nero) sono entrati nella redazione chiedendo cortesemente con kalashnikov e lanciagranate in spalla dove fosse il caporedattore e il vignettista, che aveva sbagliato il ritratto di Abu Bakr al-Baghdadi, il loro califfo.
Purtroppo il seguito è noto; 12 morti e diversi feriti: 5 in gravi condizioni.
Tra i morti anche Georges Wolinski, uno dei più celebri disegnatori satirici francesi dell’ultimo mezzo secolo, e Charb, il direttore della rivista.

Ecco ci sono riusciti, il peggior incubo di tutti i razzisti, leghisti e Salvini si è avverato, l’ISIS si prepara ad una guerra! Ci vogliono conquistare! Il mondo Arabo è pronto!

L’Europa che fa? Ma soprattutto che fa l’Italia?

In Europa Marine Le Pen propone un referendum per reintrodurre la pena di morte.

In Italia si schierano, a difesa della patria: Maurizio Gasparri (vicepresidente del Senato), uomo di spessore del panorama italiano e un uomo di un’immensa lungimiranza politica. È un dei pochi che ancora vuole quei famosi F35; afferma: “Qui serve una guerra!”, “Meno soldi per i riscatti e più aerei a colpire le centrali del terrorismo”.
Altro uomo di statura, ovviamente politica, è il leader della Lega Nord Matteo Salvini il quale afferma che “Il nemico è in casa!”, speriamo che questo povero nemico esca presto dalla casa di Salvini incolume.

Ormai è chiaro la terza guerra mondiale si avvicina e a noi, come a Salvini e Gasparri, ritorna in mente la poesia di Brecht facendoci ghiacciare il sangue nelle vene:

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.”

Ovviamente il soggetto, implicito di questa poesia è LO STRANIERO, ebbene sì è la persona diversa, che parla in maniera diversa, che si veste in maniera diversa, che mangia in maniera diversa. Ma diversa da chi?
I 2 o 3 terroristi parlavano un francese perfetto, infatti in uno dei due video che girano su internet si sente che si parlano in questa strana dialettica. Probabilmente questi terroristi sono degli immigrati di seconda generazione, cioè persone nate in Francia da genitori immigrati, quindi francesi.

Non bisogna additare tutti quelli che sono diversi da noi, bisogna condannare con fermezza ed autorità tutti gli atti di violenza, condividiamo in quest’ottica l’articolo scritto da Igiaba Scego, una scrittrice italosomala:
“Oggi mi hanno dichiarato guerra. Decimando militarmente la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo mi hanno dichiarato guerra. Hanno usato il nome di dio e del profeta per giustificare l’ingiustificabile. Da afroeuropea e da musulmana io non ci sto.
“#Notinmyname”, dice un famoso slogan, e oggi questo slogan lo sento mio come non mai. Sono stufa di essere associata a gente che uccide, massacra, stupra, decapita e piscia sui valori democratici in cui credo e lo fa per di più usando il nome della mia religione. Basta! Non dobbiamo più permettere (lo dico a me stessa, ai musulmani e a tutti) che usino il nome dell’islam per i loro loschi e schifosi traffici.”

Bisogna combattere contro questa ignoranza dilagante; fomentata sia dai fondamentalisti islamici, ma soprattutto dai nostri politici, dai nostri vicini di casa e dagli amici.
Ed è così che vediamo le parole di Salvini: “il nemico è in casa”, il poeta, in questo aforisma individua il nemico con la paura, la vendetta, il sentimento razzista che si annida in ognuno di noi e quando si viene a conoscenza di questi fatti oppure quando si parla con qualcuno o quando si sente parlare alcuni politici, riaffiorano. Compito di ognuno di noi ricacciare questi sentimenti indietro e combatterli con lo slogan #Notinmyname!

E adesso?

Secondo Paolo Branca, uno dei maggiori esperti del mondo islamico in Italia ci dice: “Il risultato dell’attacco sanguinario alla redazione di Charlie Hebdo? È che la Francia alla fine avrà una come Marine Le Pen come presidente”. Quindi è questo che ci aspetta nel prossimo futuro, una terza guerra mondiale, i promotori della satira e chi invece la odia. Tra chi ama ridere e chi ama piangere.

E per i vignettisti italiani?
Si autocensureranno?

Per Sergio Staino “Non succederà MAI!” “La nostra molla sono la ricerca della verità, lo sberleffo dei fondamentalisti, il dubbio, l’antidogmatismo. Questi omicidi accresceranno la nostra voglia di contrastare l’oscurantismo”.
Bene allora possiamo dormire sogni tranquilli, i nostri super vignettisti non si fermeranno MAI!

Però l’invito che noi tutti vogliamo lanciare è che durante questo momento terribile, dopo la strage al giornale satirico espressione di cultura libertaria, bisogna fare attenzione a fomentare prese di posizione islomofobe e fascio-nazionaliste, perché si rischia di fare tutta un erba un fascio ed iniziare a coltivare un odio verso una determinata etnia(o razza per chi vuole) di persone.

Vi vogliamo lasciare con un ultima battuta del grande Pierre Despronges

“On peut rire de tout, mais pas avec tout le monde”

V.

Esprimiamoci con libertà di espressione.

Per garantire la libertà d’espressione ora ci vorranno: le ronde dei giovani leghisti in Riva, licenziare i vigili urbani di Roma, Obama contraddistinto dalla sua vitalità sotto elezioni, un folto afflusso di gente a vedere i film di merda della Sony censurati da Kim jonYgun, Maurizio Gasparri a fare la guerra.

Finalmente un passo in più verso la Francia nazista; non dubito che nella prossima guerra  sapremo allearci bene.

Per fortuna i cristiani ferventi sono quella parte di popolazione prossima alla morte per invecchiamento e dunque non ci sono abbastanza volontari idonei per una  crociata. Solo Salvini che ha già eliminato 160 obiettivi col suo fucile precisione. Storie di pazzi che credono di fare il Bene.

I musulmani moderati condannano l’avvenuto.  Le musulmane annuiscono. O Forse no, tra una soap opera turca e l’altra una azzarda un “ se lo meritano gli occidentali”; Niente pietra in testa. Non lo sapremo mai.

AAA la redazione si scusa con tutte le famiglie progressiste e liberali musulmane in Italia. Lo scrittore vive chiuso in camera non esplora il mondo e non conosce i modi di esprimersi delle varie culture nel nostro Paese. A parte le tradizioni napoletane di lasciare le spiagge libere uno schifo a fine giornata. Che se ci pensi anche quella è libertà di espressione.

Che il coraggio di fare satira e andare contro non manchi mai.

Valadrego Uci

Il controsenso

Solo un breve video in cui i nostri amici ci hanno prestato la faccia per rispondere ad Angelo Ciocca, un tale della Lega Nord che nel suo video di campagna elettorale ha utilizzato immigrati per recitare un invito ad altri extracomunitari a non venire in Italia, supportato dal quadro di crisi che vive il nostro Paese. Dato che non penso che lo scopo reale fosse quello di rivolgersi ai tanti con una gamba già nel gommone per convincerli amichevolmente a non venire da noi, quanto di mostrare la propria creatività e dare buon esempio nello sfruttare  e usare gli immigrati delle nostre parti per dare continuità e concretezza ai tanti buoni propositi razzisti del suo partito; ci siamo permessi di invitare i fuggitivi dalla miseria e dalle guerre a non venire qui, perchè in effetti oltre alla grave situazione sociale ed economica, siamo molto propensi ad affrontare il problema continuando ad affidarci alle stesse persone e grida sconnesse che ci hanno portato a questo punto. Del tipo sì abbiamo messo in ginocchio lo stato rubando il tangentificabile, ma ora noi vi offriamo anche la soluzione: uscire dall’euro. Oppure ci siamo occupati da vent’ anni di indebolire la giustizia ma noi vi proteggeremo dagli immigrati criminali. Più della paura dei tanti casi di cronaca riportati dal tg che coinvolgono stranieri, temo che non siamo un numero abbastanza grande di italiani a riconoscere il controsenso.

Valadrego Uci

Genny “la carogna”

Le braccia divaricate e tese come a spiccare il volo, piume d’inchiostro sottopelle, sguardo senza perdono.

Questo era Genny  “la carogna” mentre la finale di coppa Italia era in ostaggio e la telecamera indugiava su istituzioni varie e su Matteo Renzi, con le sua tipica faccia interrogativa come a fingere di ascoltare attentamente i suoi interlocutori,  mentre pensa a qualche bella frase per raggirarti. Peccato che non ci fossero microfoni, ma solo immagini e luci puntate sul ras della curva napoletana.

Ho aspettato oggi a commentare perché condivido l’idea che sul momento fosse opportuno andarci con prudenza, far giocare la partita senza innescare altri pericoli; però adesso  Genny  è tranquillamente in piazza, investito del titolo di eroe delle curve e ambasciatore degli ultras, ruolo che sembra aver preso sul serio visto che nell’ultima intervista getta acqua sul fuoco, sminuisce e nega  la “trattativa” e persino il messaggio impresso sulla maglietta sulla liberazione di Speziale.

Giornalisti e commentatori tanto si spingono lontano in congetture e soluzioni alla violenza negli stadi fintanto che qualcuno, per caso, ricollega per bene il fenomeno alla criminalità che pervade il nostro bel Paese.  E qui è bene incrociare le braccia, tirare fuori un po’ di perbenismo,di garantismo  e cambiare discorso perché per quanto si possa dare la colpa agli ultras dei singoli episodi e allo stato di non saper agire, quei 92 milioni di voti che in questo ventennio hanno contribuito a creare uno stato a misura di delinquenza coinvolgono un po’ troppi spettatori.

Solo i famosi  80 euro al mese costano la serenità e la promessa che tutto resterà come prima.

Valadrego Uci

Dear Camilla

(Premessa per chi non sia a conoscenza dei fatti: una nota conduttrice si occupa di un nuovo programma su un noto canale, il cui tema è: consigli sul vestirsi. Una formula innovativa, mai vista, pronta a scuotervi dai vostri divani. Il soggetto di questi consigli sono ragazze adolescenti cooptate con la forza nei centri commerciali di tutta Italia. Successivamente vengono picchiate dalla conduttrice, la quale dopo averle educate sul come conquistare il loro oggetto del desiderio, le ributta nel mondo reale. Finisce senza sapere se ci sia o meno un Happy Ending, con annesse canzoni Disney.)

Cara Camilla.

Ti ammiro. No sul serio, ti stai prendendo una bella grana. Lo spirito titanico, il volersi lanciare a cento kilometri all’ora contro il muro di gomma del nostro tempo, insomma, non sono cose comuni alla massa. Stai scatenando un bel tifone! Giornalisti, Siti Internet, la conduttrice stessa, sono tutti infoiati a darti notizia, a voler scatenare un dibattito. Che grana che ti sei presa! Sfrutta bene questi 5 minuti che ti rimangono.

Devo dirtelo però. Il tuo modo non mi piace molto. E non penso neanche che tu te la stia prendendo con le persone giuste. Tutti quelli che ti contestano nelle loro critiche spiccano più che altro per il benaltrismo (ci sono altri problemi, come puoi dire questo mentre in Africa la gente muore e via dicendo). Io invece voglio proprio colpire il nucleo del tuo messaggio.

Ti scagli contro questo programma, e per il messaggio che tu pensi che porti, ne vorresti la chiusura.

Camilla, ma sei proprio sicura che sia il programma in sé per sé da additare? Il problema è quel 3% di share che prende? Siamo davvero certi tutti noi che abbiamo firmato la tua petizione che la sua eliminazione cambierebbe qualcosa, alla fine?

Spegniamo tutti per un attimo la televisione. Stacchiamoci da Internet e dall’annesso e connesso. Sono solo mezzi, amplificatori di un messaggio di base. Passiamo un attimo di tempo fra i nostri coetanei, noi firmatari. Parliamoci. Eh sì, ci sono dei modelli a cui dovremmo adeguarci, ci sono vestiti da indossare, chili da pesare, persone da ammirare e via dicendo. Anche togliendo qualunque mezzo di rafforzamento del messaggio, oramai fa parte di noi.

Insomma, siamo proprio certi che la ragazza non era minimamente conscia del fatto che sì, la conduttrice le avrebbe detto che sbaglia tutto? Pensava davvero che le avrebbe chiesto di ascoltare assieme a lei il disco dei Tokio Hotel? Perchè proprio questo programma, Camilla? Perchè proprio questo programma, oltre trentamila firmatari? Cosa ha di diverso da ciò che quotidianamente ci propone il circo mediatico?

Giornali che ti danno spazi, quando pubblicano i servizi di moda. Insomma, gli stessi giornali che spesso e volentieri scrivono panzanate, ora ti vogliono semplicemente usare come una contendente in un dibattito che, francamente, non vedo.

Come puoi dibattere con il sistema, come puoi anche solo pensare che esso ti dia una risposta sensata o che almeno prenda coscienza del fatto che esso modifica la realtà a suo piacimento, stabilendo dei canoni a cui tutti possono aspirare e solo chi la natura ha gratificato può raggiungere.

Non è chiudere un programma che cambia le cose. E tu, che studi scienze dell’educazione, dovresti saperlo più di noi tutti. Non è una imposizione dall’alto, non è nemmeno un diktat che modifica la cultura in cui viviamo. È una lotta impari quella che stai sostenendo in queste ore.

Camilla, vuoi cambiare veramente qualcosa? Chiedi parola a questi giornali che parlano di te. Questa tua denuncia sociale deve essere un punto di partenza. Dai, lo sappiamo entrambi che si parla di fiducia in se stessi alla fine. Con questo non dico che si debba tutti essere dei palloni rotolanti perchè siamo pigri, o che non ci si debba lavare o peggio giudico chi segue la moda e ci spende anche un sacco di soldi.

Voglio solo dire che tutte queste torture a cui la nostra società giorno per giorno si sottopone dovrebbero, almeno, avere come fine ultimo la fiducia in se stessi. Mi sembra che ce l’ abbia, Camilla. E allora cerca di rendere più gente possibile partecipe della suddetta, perchè solo questa in ultimo potrà cambiare le cose, non di certo la chiusura di un programma.

 

Il tuo villain

Una volta leggevo moltissimo. Tre, quattro libri al mese. Poi arriva l’università e mi tira una fortissima testata, così divento scemo e inizio a leggere di meno. Io i fumetti li ho sempre corteggiati dagli espositori delle edicole. Non li ho mai presi perchè mi sarei sentito un po’ scemo. Così la mia salvatrice mi regala i primi cinque numeri di Capitan America. Dio, salvatrice in tanti ambiti, qui mi ha dannato. Inizia la mia discesa nel mondo della nona arte, tra Batman e Spiderman, Iron Man, Thor e lanterne varie. Il topos più ricorrente, sotto diverse forme, è l’eterna antitesi fra il supereroe e la sua antitesi, l’arcinemico, il villain. Per carità, a parte qualche arco la maggior parte si discostano dalla semplice dicotomia bene-male, giusto-sbagliato. Ironicamente trovo molta più criticità verso il sistema America nei comics che nelle fiction italiane. Togliendo il messaggio dello scrittore, le dinamiche dello scontro, le illustrazioni, insomma, arrivando al nucleo della questione si trovano spesso due soggetti con lo stesso obbiettivo, ma con un modo opposto di raggiungerlo. In una saga, Civil War (di cui consiglio la lettura a tutti), troviamo contrapposti due personaggi chiave del mondo Marvel: Iron Man e Capitan America. Per amor di brevità, la questione si riduce alla seguente: un evento sconvolgente spezza l’opinione pubblica sulla legalità o meno dell’identità segreta dei supereroi. L’uomo di ferro si schiera a favore di una legge che “regolamenti” questa questione, il Capitano invece ritiene sia una legge fascista. Stesso obiettivo: la salvezza dei cittadini. Metodi diversi, motivi dissimili, stesso fine ultimo. Bene, tutto questo panegirico per presentarmi: io sono il tuo arcinemico, il tuo villain. Quando si parla di politica con me non mi limito a farti capire cosa sbagli, ti innervosisco perchè sono il tuo esatto opposto. Non credo nelle ideologie. Non credo nel post-ideologico. Mi danno fastidio tutti, e prima di fare una opinione mia sono disposto ad affermare l’esatto opposto fino al secondo prima. Mi arrogo il diritto di cambiare idea, mi arrocco sulla mia fortezza e sparo senza farmi problemi. Non sono politically correct, non sono ottimista e sopratutto sono disposto ad accettare compromessi. Sì, i compromessi, li accetto senza sentirmi in colpa. Già, per me il fine giustifica i mezzi. E no, non mi faccio problemi a dirti in faccia che stai dicendo una gran stupidaggine. Insomma, magari ci impiego un attimo, ma dai miei lineamenti si capisce subito come la penso. Se parli con me e ti chiedi “ma lo pensa davvero?” la risposta è no. Il mio sguardo parla per me. Insomma, spero di riuscire a farvi incazzare, a darvi fastidio e a farvi mettere in dubbio tutto ciò in cui credete. O se non sarò così bravo, semplicemente a darvi fastidio.

Luca Nobili

La nostalgia non è più come una volta

Il mondo va troppo veloce, te lo dico io. Qui non si capisce più da che parte stiamo andando. Ma dico, ti ricordi di com’era bello ricordare i bei tempi andati, una volta?

Oggigiorno è tutto un revival, una rimembranza; vai su Facebook, su un forum e vedi cose come “solo i figli degli anni ‘90 lo capiranno”, “condividi se ti ricordi di X”. Scrivi un commento su qualcosa tipico del passato e in pochi secondi milioni di utenti da tutto il mondo si uniscono a te nell’atto nostalgico, senza che ti alzi dalla poltrona. Certo, è comodo, ma dov’è l’unicità dell’esperienza, la profonda connessione che senti con una persona?

Mi ricordo quest’episodio, erano i primi anni 2000, mi ero seduto sul muretto della parrocchia col mio amico Gino e avevamo iniziato a parlare di come fosse bello, negli anni ‘90, ricordarci di quanto si stesse bene negli anni ‘80 (sicuramente erano meglio gli anni ‘70 ma non eravamo ancora nati). Indossammo indossato i nostri occhiali con le lenti rosa, aprimmo un album fotografico e guardammo quelle foto del Tamagotchi e di Alex Britti in versione periodo rosa di Picasso, parlando di come la nostra generazione non fosse rammollita dalle diavolerie moderne e di come potessimo correre in mezzo al fango e ricevere qualche cinghiata dalla parte della fibbia perché avevamo lasciato le impronte per mezza casa. Insomma, era quella un’educazione!

Rievocammo il nostro glorioso passato, quell’età aurea che ormai non ne fanno più, e mi scese una lacrimuccia a pensare a tutte quelle volte che avevo pensato a quand’ero bambino, senza responsabilità e pieno di energie.

E poi, diciamocelo, le nuove generazioni non sanno più come ci si diverte, me lo diceva anche mio padre parlando della nostra, ai suoi tempi era tutto più genuino, non c’erano zingari romeni che rubavano il rame e se pure ci fossero stati, due calci in culo e vedi che rigavano dritto, adesso è tutto un magna-magna che una volta almeno si rubava con discrezione.

Cioè, davvero, ma quanto era bello guardare i cartoni che davano al sabato mattina e vedere che facevano schifo rispetto ai classici dell’animazione?

E il militare, ne vogliamo parlare? Che ora non c’è più, ma almeno quando ho fatto la leva io ci si poteva lamentare di come non lasciassero più fare gli scherzi in camerata, che una volta quando il ragioniere era a naja gli hanno infilato la testa nel cesso e hanno tirato l’acqua così a lungo che quello ha perso i sensi e hanno dovuto fargli la respirazione senza marcare visita che se no erano tutti consegnati. Ma poi tutti amici come prima eh? In licenza gli hanno offerto uno spritz e quanto si è divertito, una volta gli hanno pure fatto sparare! Ma già quando ho fatto il servizio io le cose non erano più come una volta.

Al giorno d’oggi, nulla di tutto ciò è possibile, anche la nostalgia è efficiente e asettica: se abbastanza persone lo richiedono, ritorna il Winner Taco; nostalgici degli anni ‘30 li scimmiottano invece di limitarsi a ricordarli con tenerezza e nessuno dice niente; la televisione è tutta una retrospettiva dei programmi di una volta; schiaccio un pulsante e chiunque può parlarmi di come si stesse meglio quando si stava peggio.

Ma abbiamo perso l’anima riportando in vita il passato? Come posso andare avanti, in questo presente di merda, se mi rubano un irraggiungibile tempo che fu a cui mi possa aggrappare, come il gatto che scivola lungo la tenda su cui si è arrampicato?

Andrea Belluati